«Sorry for my English»: perché questa frase Le costa più di un errore di grammatica
24/07/2026
Si scusa ancora prima di aver parlato in inglese. Questo riflesso, molto diffuso tra i professionisti francofoni, è il vero freno ai Suoi progressi, molto più del Suo livello reale.
Smettere di dire «Sorry for my English» è uno dei gesti più efficaci che possa compiere per progredire nell’inglese professionale. Non perché la cortesia sia inutile, ma perché questa frase rivela una convinzione sbagliata: che i Suoi interlocutori si aspettino da Lei la perfezione.
Una scusa che non si permetterebbe mai nella Sua lingua
Immagini la scena: prende la parola in riunione e inizia con «Scusate il mio francese.» Assurdo, vero? Eppure, in inglese, questo riflesso è quasi automatico per molti professionisti francesi. Si radica fin dalle prime esperienze scolastiche, si rafforza con gli anni e finisce per precedere ogni intervento in lingua straniera.
Non è modestia. È una strategia di evitamento travestita da cortesia.
Cosa pensano davvero i Suoi interlocutori
La realtà dei fatti è radicalmente diversa da ciò che immagina. In un contesto professionale internazionale, i Suoi interlocutori, madrelingua inglesi o meno, valutano innanzitutto ciò che dice, non come lo dice. Diversi elementi lo confermano:
- La maggior parte delle conversazioni in inglese nel mondo avviene tra non madrelingua: l’inglese è una lingua franca, non una gara di eloquenza.
- Un accento francese, qualche esitazione, una parola cercata: tutto questo è normale, previsto, accettato.
- Ciò che infastidisce davvero un interlocutore è il silenzio, il rifiuto di esporsi o le scuse ripetute che rallentano lo scambio.
Un inglese imperfetto parlato con sicurezza è infinitamente più efficace di un inglese perfetto… mai pronunciato.
Il vero ostacolo: lo sguardo immaginato, non quello reale
Il principale freno ai progressi in inglese non è il vocabolario. Non è la grammatica. È la paura del giudizio, e più precisamente il giudizio che Lei anticipa, che costruisce da sé, spesso ben più severo di quello dei Suoi interlocutori reali.
In psicologia questa paura ha un nome: apprensione comunicativa. Colpisce un’ampia maggioranza di professionisti francofoni non appena devono esprimersi in un’altra lingua. Si manifesta attraverso:
- Formule di scusa preventive («Sorry for my English»)
- Silenzi prolungati o rifiuti di prendere la parola
- La tendenza a prepararsi eccessivamente senza mai osare improvvisare
- Un’autocensura che impoverisce il messaggio molto più degli errori stessi
Il giorno in cui smette di scusarsi
I discenti di ECSplicite descrivono spesso questo momento come una vera svolta. Non perché il loro livello sia cambiato all’improvviso, ma perché è cambiato il loro atteggiamento. Parlare senza scusarsi significa inviare un segnale chiaro: «Ho qualcosa da dire, e lo dico.» I Suoi interlocutori lo percepiscono immediatamente.
In concreto, ecco cosa cambia quando abbandona questo riflesso:
- Acquista fluidità, perché non interrompe più il Suo stesso slancio
- Memorizza meglio, perché è nell’azione anziché nell’anticipazione del giudizio
- Progredisce più in fretta, perché accumula vere esperienze di comunicazione
- Ispira fiducia, perché la sicurezza è contagiosa
Come ECSplicite accompagna questo cambiamento di atteggiamento
In ECSplicite, ente di formazione linguistica aziendale dal 1991, sappiamo che la tecnica non basta. Imparare l’inglese professionale significa anche, e soprattutto, imparare a osare parlare, senza timore del giudizio.
Le nostre formatrici e i nostri formatori esperti lavorano con Lei sulle due dimensioni inscindibili del parlare in lingua straniera:
- Le competenze linguistiche: lessico professionale, strutture delle frasi, comprensione orale
- L’atteggiamento comunicativo: gestione dello stress, tecniche per riprendersi quando manca la parola, fiducia nell’imperfezione
I nostri corsi sono concepiti per il contesto reale della Sua professione, in presenza o a distanza, individualmente o in gruppo. Certificato Qualiopi, ECSplicite accompagna i team che vogliono non solo parlare meglio l’inglese, ma soprattutto parlarlo davvero.
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